VALLE RIBELLE

Prendiamoci cura della valle, un sentiero alla volta.

Natura. Libertà. Sentieri.

Sotto il bosco, le vecchie mulattiere ci sono ancora. Le pozze color smeraldo scorrono ancora fredde e limpide. I paesi di pietra sono ancora lì, tra i castagni.

Questa valle è viva grazie alle famiglie che sono rimaste, a chi è tornato, ai volontari che da decenni ne tengono aperti i sentieri, ai comuni e al parco che lavorano per il suo futuro.

Valle Ribelle aggiunge braccia a quel lavoro. Riapriamo le vecchie mulattiere e costruiamo nuovi sentieri, teniamo puliti i fiumi e accoglienti i boschi, perché sempre più persone possano scoprire questo posto, amarlo e proteggerlo.

Insieme a tutti.

Le pozze color smeraldo della Valle Cannobina

La valle

In tutto il mondo le valli di montagna si sono fatte più silenziose: nelle Alpi, negli Appalachi, nei Pirenei, sulle montagne del Giappone. Il lavoro si è spostato nelle città, le macchine hanno sostituito i terrazzamenti, e la vita in montagna, da sempre dura, è diventata più difficile da sostenere. Chi è partito ha scelto bene per la propria famiglia. Chi è rimasto, e chi è tornato per restaurare case e riaprire attività, è il futuro della valle. Da loro impariamo.

Intanto, ovunque, le persone vivono sempre più davanti a uno schermo e sempre meno sotto gli alberi. Il bosco e le persone si stanno aspettando a vicenda.

Un paese di pietra tra i castagni

Cosa ha questa valle

La Valle Cannobina è alle porte di una delle terre più selvagge d'Europa. Il Parco Nazionale della Val Grande, la più grande area wilderness delle Alpi, è il suo vicino di casa. Il Lago Maggiore è venti minuti più in basso. La Val Vigezzo, la valle dei pittori, si apre alla sua estremità occidentale. In mezzo: gole di granito, pozze color smeraldo, boschi di castagni, paesi di pietra, mulattiere costruite a mano secoli fa, e un silenzio che è diventato uno dei lussi più rari d'Europa.

Un paradiso per chi ama la natura e lo sport all'aria aperta. Ogni sentiero riaperto lo apre un po' di più.

La natura selvaggia della Val Grande

Perché i sentieri

Non si può amare ciò che non si può raggiungere.

Un bosco con buoni sentieri diventa un luogo dove i bambini giocano, le famiglie camminano, i biker arrivano da lontano, e le persone si innamorano di nuovo della terra. Chi ama un luogo lo protegge.

I sentieri portano i visitatori, e i visitatori portano il resto: il bar che resta aperto più a lungo, l'agriturismo, la giovane famiglia che decide di poter restare. Tanti paesi di montagna, in Nord America e in Europa, sono tornati a vivere così: con sentieri costruiti bene, da persone che ci tenevano, insieme alle comunità che le hanno accolte.

Una vecchia mulattiera tra le felci

Prima i sentieri

I sentieri vengono prima della promozione. Chi trova sentieri sicuri e ben tenuti torna, e porta altri. Per questo il lavoro comincia in silenzio: pulire, ripristinare, costruire, mantenere — con cura, in modo sostenibile, nel pieno rispetto delle leggi, della proprietà e dell'ambiente, in collaborazione con i comuni, il parco e le associazioni che si prendono cura di queste montagne.

Costruiti per tutti: bambini, nonni, famiglie, sportivi. Il bosco dovrebbe avere una porta sicura per ognuno di loro.

Boschi sicuri. Sentieri a cui è impossibile resistere.

Chi siamo

Siamo quelli che incroci sul sentiero.

L'auto parcheggiata all'ingresso del bosco prima dell'alba. La bici appoggiata a un muro, in un paese dove non è rimasto nessuno a farci caso. Le impronte bagnate sulle rocce calde sopra le pozze. Un sentiero che il mese scorso era chiuso e oggi è aperto.

Escursionisti, biker, arrampicatori, runner, esploratori. Persone che passano ogni ora libera sotto gli alberi e si sono innamorate di questa valle.

Un sentiero appena riaperto